2023

visita nutrizionistica

Visita Nutrizionistica

Visita Nutrizionistica​ Salute Indice La visita nutrizionistica è uno dei momenti più importanti di qualsiasi percorso di nutrizione e di educazione alimentare.  Ci teniamo a ricordarti infatti che non si parla solo di perdere peso, ma di acquisire una serie di strumenti utili per adottare uno stile di vita sano per migliorare il tuo benessere generale e la tua salute attraverso l’alimentazione.  Ma come si svolge una visita nutrizionistica? Come ci si prepara? Quanto dura e come funzione? Ecco tutto ciò che c’è da sapere.  A cosa serve la visita con il nutrizionista? La visita nutrizionista serve al nutrizionista per ottenere una serie di informazioni sul tuo stato di salute e benessere generale. L’obiettivo è creare un piano alimentare personalizzato in base ai tuoi obiettivi e ai bisogni nutrizionali del tuo corpo, tenendo in considerazione parametri specifici (di cui ti parleremo nei prossimi paragrafi).  In linea generale, ci si rivolge a un nutrizionista per: perdere peso: in questo caso, rivolgersi a un nutrizionista è essenziale. Non si tratta infatti di seguire regimi alimentari restrittivi, ma di imparare ad ascoltarsi, a conoscere i bisogni del proprio corpo scegliendo un piano alimentare adatto alla propria situazione; imparare a conoscere gli alimenti: sapere che cosa ti fa bene e che cosa no, comprendere i valori nutrizionali del cibo e in che modo migliora o l’impatto sul tuo corpo è la chiave per raggiungere qualsiasi obiettivo; prevenire l’invecchiamento precoce: adottare un’alimentazione corretta può contribuire a rallentare i processi di invecchiamento cellulare grazie all’apporto di nutrienti antiossidanti e protettivi.  Inoltre, una visita nutrizionistica potrebbe anche essere utile per affrontare e gestire nel modo corretto diverse problematiche connesse all’alimentazione come: disturbi metabolici: come colesterolo alto, diabete e ipertensione; problemi digestivi: come reflusso gastrico e gonfiore addominale;  celiachia e intolleranze alimentari; stati infiammatori ricorrenti o infezioni: come cistiti e candidosi, che possono migliorare attraverso diete mirate a ridurre l’infiammazione e a rafforzare il sistema immunitario; ritenzione idrica e cellulite: spesso legate a cattive abitudini alimentari e a uno scarso apporto di liquidi, possono essere ridotte attraverso strategie nutrizionali adeguate. Visita dal nutrizionista, come si svolge? Quando si parla di nutrizione, è importante specificare che le visite nutrizionistiche si svolgono a cadenza regolare, proprio per la necessità di monitorare i progressi del paziente nel tempo.  Per questo motivo, ci sono delle differenze sostanziali tra la prima, la seconda e le successive sessioni di visita.  In linea generale, l’obiettivo della prima visita nutrizionistica è di creare un’accurata anamnesi del paziente che tenga conto non solo della sua storia, ma anche dell’eventuale presenza di disturbi e patologie.  Lo specialista, nel corso della visita, raccoglierà inoltre informazioni circa a precedenti diete attuate dal paziente e sulle modalità e risultati delle stesse.  Una volta fatto questo, si passa alla misurazione di una serie di fattori come altezza, peso, BMI e BM (di cui parleremo nello specifico nel prossimo paragrafo).  Durante la seconda visita nutrizionistica, invece, lo specialista ti consegnerà ufficialmente il piano alimentare, dandoti dei consigli mirati su come seguirlo al meglio. Il nutrizionista inoltre, ti fornirà informazioni utili sulle modalità di preparazione e cottura dei cibi, oltre a suggerirti ricette facili e leggere, correlandole anche alle tue abitudini quotidiane.  Le ulteriori visite, che solitamente sono fissate ogni 3-4 settimane, avranno lo scopo di monitorare l’andamento del piano alimentare e valutare eventuali cambiamenti. I Il colloquio è essenziale per permettere al nutrizionista di intervenire in modo efficace nel superare le tue difficoltà e aiutarti a raggiungere degli obiettivi prefissati. Quali dati si misurano durante la visita nutrizionistica? Durante la prima visita, il nutrizionista procede con la misurazione di una serie di dati e parametri per valutare il tuo stato di salute complessivo.  Nel dettaglio, parliamo di: altezza che, insieme al peso, permette di valutare la tua proporzione corporea;  peso;  circonferenza della vita, per determinare la distribuzione del grasso corporeo (in particolare, del grasso addominale); BMI (Indice di massa corporea), che si calcola dividendo il peso per l’altezza al quadrato: si tratta di un indice che serve a classificare il peso corporeo nelle diverse categorie normopeso/sovrappeso/obesità; BM (Metabolismo basale a riposo), che rappresenta l’energia minima necessaria che il corpo consuma a riposo per mantenere le normali funzioni vitali come la respirazione e la circolazione sanguigna; grasso viscerale, vale a dire il grasso che si accumula attorno agli organi interni della cavità addominale; grasso sottocutaneo, cioè quello che si accumula sotto la pelle; valutazione del fabbisogno energetico, ossia la quantità di energia (calorie) che serve al tuo corpo per soddisfare le esigenze quotidiane.  Questi dati, combinati e analizzati dal nutrizionista, permettono di ottenere una visione globale del tuo stato nutrizionale e, di conseguenza, di creare un piano alimentare personalizzato in modo efficace e sicuro. Come ci si prepara ad una visita nutrizionistica? Per questo tipo di visita, generalmente non è richiesta alcuna preparazione specifica.  Tuttavia, sono spesso richieste dal nutrizionista due pratiche importanti.  Infatti, alla prima visita si consiglia di portare l’eventuale documentazione clinica riguardante la patologia riscontrata e i risultati degli esami svolti recentemente. In secondo luogo, si consiglia fortemente di redigere un diario alimentare la settimana prima della visita, in modo da permettere al nutrizionista di valutare correttamente la situazione del paziente. Per quanto riguarda il diario alimentare, bisogna segnare giornalmente tutti i cibi e le bevande che vengono consumate, annotando le quantità e possibilmente anche l’orario di consumazione. Quanto dura una visita nutrizionistica? Di norma, una visita nutrizionistica dura da un’ora a un’ora e mezza, in base alla situazione di salute di partenza e alle esigenze individuali.  Chi può sottoporsi a una visita nutrizionistica? Chiunque può prenotare una visita nutrizionistica.  Non ci sono limiti di età o di patologie.  Se desideri migliorare le tue abitudini alimentari in modo sicuro, sano ed efficace, contattaci: siamo a tua disposizione! Prenota tramite il pulsante qui sotto oppure chiama il n.0248013784.  Se preferisci, puoi contattarci anche compilando il modulo qui sotto: ti risponderemo il prima possibile. Inizia il tuo percorso verso il benessere Raggiungi i tuoi obiettivi alimentari in modo sicuro ed efficace. Prenota

Visita Nutrizionistica Leggi tutto »

intolleranza istamina unisalus

Intolleranza all’Istamina

Intolleranza all’Istamina​ Salute Indice Che cos’è l’Istamina?  L’istamina è una sostanza che si trova nella gran parte degli organismi, sia vegetali che animali, e svolge la funzione di mediatore chimico in alcune risposte immunitarie nel nostro corpo. In particolare, questa è presente nelle cellule che si occupano delle risposte alle allergie. Infatti il nostro organismo produce istamina come risposta immunitaria ad un allergene, mettendo in allerta il corpo che presenta qualcosa di estraneo e potenzialmente pericoloso. L’istamina viene prodotta naturalmente insieme all’enzima diammina ossidasi, che è responsabile della degradazione dell’istamina che viene assunta dagli alimenti. Nel caso si sviluppi una carenza dell’enzima diammina ossidasi, non si è in grado di degradare a sufficienza l’istamina e quindi potrebbe svilupparsi un’intolleranza. Tra i motivi per cui potrebbe esserci una carenza dell’enzima diammina ossidasi ci sono: Farmaci che bloccano le funzioni dell’enzima diammina ossidasi o impediscono la produzione Disturbi gastrointestinali, come la sindrome dell’intestino permeabile e la malattia infiammatoria intestinale Alimenti ricchi di istamina che causano un funzionamento improprio degli enzimi dell’enzima diammina ossidasi Alimenti che bloccano gli enzimi diammina ossidasi o scatenano il rilascio di istamina Un altro fattore di sviluppo dell’intolleranza all’istamina è l’eccessiva crescita batterica. I batteri vengono a formarsi quando il cibo non viene digerito in modo corretto, aumentando in modo eccessivo la produzione di istamina. Il livello normale di enzimi diamina ossidasi non può degradare l’eccessiva produzione di istamina nel corpo causando, così, una reazione. Una dieta sana contiene, in genere, livelli moderati di istamina. Tuttavia, ci sono alcuni alimenti ricchi di istamina che possono scatenare reazioni infiammatorie e altri sintomi negativi. In cosa consiste la Intolleranza all’istamina? L’intolleranza all’istamina non è un’allergia all’istamina, ma un’indicazione che se ne produce troppa. L’istamina è una sostanza chimica, presente nel nostro organismo, responsabile di alcune funzioni principali: Comunica messaggi al cervello Innesca il rilascio di acido dello stomaco per aiutare la digestione Viene rilasciata dopo lesioni o reazioni allergiche come parte della risposta immunitaria Quando i livelli di istamina diventano troppo alti o quando non avviene la degradazione dell’istamina, possono influire sulle normali funzioni corporee. Quali sono i sintomi dell’intolleranza all’istamina? L‘istamina è associata a reazioni e sintomi allergici comuni. Molti di questi sono simili a quelli di un‘intolleranza all’istamina. In compenso, possono variare alcune reazioni comuni associate a questa tipo di intolleranza e includono: Mal di testa o emicrania Congestione nasale Problemi del seno Fatica Orticaria Problemi digestivi Ciclo mestruale irregolare Nausea Vomito Nei casi più gravi di intolleranza all’istamina, si possono riscontrare: Crampi addominali Gonfiore dei tessuti Alta pressione sanguigna Frequenza cardiaca irregolare Ansia Difficoltà a regolare la temperatura corporea Vertigini Alimenti ricchi di istamina Gli alimenti ricchi di istamina creano una sovrapproduzione della stessa, innescando episodi allergici. Come accennato in precedenza, l’istamina è presente in molti alimenti che ingeriamo, in particolar modo: Alcolici Formaggio Spinaci Melanzane Carni lavorate Esistono anche numerosi alimenti che innescano il rilascio di istamina nel corpo, come: Grappa Vino rosso Vino bianco Birra Banane Noccioline Carni lavorate Alimenti a basso contenuto di istamina Nel caso ci sia un’intolleranza all’istamina, l’assunzione di alimenti a basso contenuto di istamina nella dieta può aiutare a ridurre i sintomi allergici. Non esiste una dieta priva di istamina, quindi è bene consultare il proprio medico prima di modificare la propria alimentazione. Gli alimenti a basso contenuto di istamina sono: Carne fresca e pesce appena pescato Non agrumi Uova Cereali senza glutine, come la quinoa e il riso Sostituti del latte, come latte di cocco e latte di mandorle Verdure fresche tranne pomodori, avocado, spinaci e melanzane Oli da cucina, come l’olio d’oliva Come si effettua la diagnosi dell’intolleranza all’istamina? Prima di raggiungere una diagnosi, il medico eliminerà altri possibili disturbi o allergie che causano sintomi simili. I medici possono anche suggerire di seguire una dieta di eliminazione per 14-30 giorni. Questa dieta richiede di rimuovere tutti gli alimenti ricchi di istamina o trigger di istamina e di reintrodurli lentamente per cercare nuove reazioni. Il medico potrebbe anche prelevare un campione di sangue per analizzare se si dispone di un deficit di enzimi. Hai letto l’articolo e vorresti prenotare una Visita Nutrizionistica con i Medici del Centro Medico Unisalus? Prenota la tua visita dal pulsante qui sotto oppure chiamaci al n.0248013784. Puoi anche scrivere a info@unisalus.it oppure contattarci tramite la sezione contatti del nostro sito. Prenota Visita Nutrizionistica News PRENOTA ONLINE oppure Chiamaci 02 4801 3784 SCRIVICI PER INFORMAZIONI ORARIO CENTRO MEDICO Lunedì – Venerdì dalle 08:00 alle 20:00 Sabato dalle 09:00 alle 16:00

Intolleranza all’Istamina Leggi tutto »

infiltrazioni acido ialuronico

Infiltrazioni Acido Ialuronico

Quali sono i benefici delle infiltrazioni di acido ialuronico? Salute Indice Forse non tutti sanno che l’acido ialuronico è una sostanza che viene prodotta in modo naturale dal nostro corpo. La sua funzione principale è quella di lubrificare le articolazioni e di contribuire a mantenere idratati e protetti i tessuti. Perciò le infiltrazioni di acido ialuronico sono utili per la lubrificazione articolare. L’acido ialuronico è una componente essenziale del liquido sinoviale che si trova all’interno delle nostre articolazioni. Grazie all’acido ialuronico presente naturalmente nel nostro corpo, la lubrificazione articolare risulta ottimale. Inoltre, grazie all’acido ialuronico, il movimento delle articolazioni non è doloroso come può invece accadere nei casi di osteoartrosi contribuendo alla migliore funzionalità della cartilagine articolare. Acido ialuronico e osteoartrosi Purtroppo, nelle persone che soffrono di osteoartrosi, sì istaurano processi infiammatori e di riduzione delle cartilagini con erosione delle stesse, causando anche la riduzione della concentrazione di acido ialuronico. L’osteoartrosi porta a un processo degenerativo costante dell’articolazione, riducendone la funzionalità. Per questi motivi, uno dei migliori trattamenti indicati per la cura di questo tipo di problematica è proprio quello delle infiltrazioni di acido ialuronico. Vediamo dunque cosa sono le infiltrazioni di acido ialuronico e come si eseguono. Infiltrazioni di acido ialuronico Le infiltrazioni di acido ialuronico sono quindi indicate nei casi di osteoartrosi. Possiamo utilizzarle ad esempio come trattamento dell’artrosi principalmente del ginocchio e delle anche. Funziona molto bene sia nei casi di lieve entità che di moderata entità. Nei casi gravi, solitamente, l’ortopedico può optare per soluzioni diverse, quali ad esempio l’intervento chirurgico o l’utilizzo di protesi. Quali sono i benefici delle infiltrazioni di acido ialuronico Migliorando la meccanica articolare otteniamo i due principali effetti benefici delle infiltrazioni di acido ialuronico sono: Analgesico Antinfiammatorio Utilizzare questo tipo di infiltrazioni serve in primo luogo a migliorare la capacità funzionale e di movimento del paziente. La rigenerazione della cartilagine non è possibile con le sole infiltrazioni di acido ialuronico. Inoltre, è possibile un altro utilizzo in medicina estetica di questa sostanza iniettata nel viso, con una funzione di filler, a fini estetici. Quando non fare le infiltrazioni Non ci sono molte controindicazioni per eseguire dei cicli di infiltrazioni con acido ialuronico. In ogni caso non è consigliato utilizzare questo trattamento in alcuni casi tra i quali: Gravidanza Allattamento Allergia all’elemento In presenza di infezioni batteriche o virali Effetti indesiderati Per quanto riguarda gli effetti indesiderati, non sono comuni. Potresti eventualmente sperimentare dolore, rossore, rigonfiamento nella zona della puntura o anche reazioni infiammatorie, che tuttavia tendono a risolversi in pochi giorni. Contatta comunque il tuo medico di fiducia per sapere come comportarti in caso di effetti indesiderati di questo tipo, che ripetiamo non sono comuni e tendono a risolversi nel giro di pochi giorni. I benefici, in ogni caso, superano di gran lunga i rischi di questi possibili effetti indesiderati. Inoltre l’infiltrazione acido ialuronico non presenta grossi svantaggi e nella maggior parte dei casi apporta benefici a livello funzionale per il paziente. Questo però, non accade nei casi di grave artrosi. Quante infiltrazioni acido ialuronico vanno fatte? Dipende sempre dalla tua problematica, dalla gravità e dalle indicazioni del tuo medico. In linea di massima possono essere eseguiti per problemi di artrosi due cicli all’anno. Ogni ciclo comprende 2-3 infiltrazioni che vengono eseguite a distanza di 7-10 giorni l’una dall’altra. Tra un ciclo e l’altro è sempre bene attendere almeno 6-7 mesi per ripetere un secondo ciclo di infiltrazioni con l’acido ialuronico Prenota le tue infiltrazioni Puoi prenotare il tuo ciclo di infiltrazioni di acido ialuronico presso il Centro Medico Unisalus, direttamente dalla sezione prenotazioni. Per maggiori informazioni puoi chiamare il numero 02.48.013.784 oppure scrivere a info@unisalu.it I nostri medici esperti in infiltrazioni sono a tua disposizione. Prenota Infiltrazione Acido Ialuronico News PRENOTA ONLINE oppure Chiamaci 02 4801 3784 SCRIVICI PER INFORMAZIONI ORARIO CENTRO MEDICO Lunedì – Venerdì dalle 08:00 alle 20:00 Sabato dalle 09:00 alle 16:00

Infiltrazioni Acido Ialuronico Leggi tutto »

piedi di un neonato

Massaggio Neonatale

Massaggio Neonatale Salute Indice Hai partorito da poco? Hai mai sentito parlare dell’importanza del massaggio infantile? Il massaggio infantile è un’esperienza che permette di favorire uno stato di benessere e rilassamento nel bambino e nel genitore. INDICE Cos’è il massaggio infantile? A cosa serve il massaggio neonatale? Come si svolge? Perché è importante? Come si svolge il corso massaggio infantile? Preparazione al corso Quando fare massaggio infantile? Cos’è il massaggio infantile? Il massaggio infantile non è una tecnica, né una terapia, bensì si tratta di un modo piacevole e rilassante per stabilire un contatto profondo con il proprio bambino. Il massaggio del bambino è un’esperienza che presenta molteplici aspetti positivi, sia per il bambino ma anche per i genitori. Numerosi studi hanno infatti evidenziato che il massaggio infantile presenta benefici sia dal punto di vista psicologico che dal punto di vista fisico, permettendo al bambino di entrare in contatto con il proprio corpo tramite la semplice arte del tatto. A cosa serve il massaggio neonatale? Il massaggio infantile consente di: Favorire il legame di attaccamento tra la madre e il bambino Favorire uno stato di benessere e rilassamento nel bambino e nel genitore Promuovere nel bambino la conoscenza delle varie parti del corpo, aiutandolo ad acquisire un’equilibrata immagine di se Favorire il contatto e la comunicazione profonda Prevenire il disagio delle coliche gassose Alleviare e dare sollievo agli eventuali stress prenatali Stimolare, fortificare e regolarizzare il sistema circolatorio, respiratorio, muscolare, immunitario e gastrointestinale del neonato Sostenere l’arte di essere genitori Sostenere il bambino e i genitori in presenza di disturbi del ritmo sonno/veglia Il massaggio infantile ha inoltre effetti positivi anche sui genitori, in quanto consente di migliorare gli esiti di allattamento al seno e permette di ridurre il rischio di depressione post-partum. Come si svolge? Lo scopo del massaggio neonatale è quello di favorire il legame tra i genitori e il piccolo, aiutandolo a sentirsi a proprio agio quando viene toccato e ad abituarsi all’ambiente extrauterino. Inizialmente, l’approccio migliore è il contatto pelle a pelle con la madre, dal momento che questo contatto infonde calore e un senso di sicurezza nel bambino. E’ importante quindi che la madre inizi a stimolare fin da subito la pelle, massaggiandola e frizionandola delicatamente. L’ostetrica, durante la prima seduta, incoraggerà i genitori ad inserire la pratica del massaggio come esperienza quotidiana, anche per regalarsi dei momenti di ascolto reciproco e piacevolezza che esulano dal semplice accudimento. Perché è importante? L’importanza dei massaggi neonatali deriva dal fatto che, con il parto, il piccolo è costretto ad abbandonare l’ambiente ovattato e protetto che lo ha contenuto per i primi nove mesi di vita endouterina. Nonostante questo passaggio possa considerarsi traumatico per il bambino, questi è comunque pronto a rispondere agli stimoli del mondo esterno grazie ai sensi, che già possiede fin dal momento della nascita. Se potrà utilizzare liberamente questi sensi il bambino sarà in grado di soddisfare i suoi bisogni, sarà più reattivo nei confronti dell’ambiente esterno e risulterà in grado di lottare per ottenere ciò che desidera e di cui ha bisogno. Il bambino appena nato si aspetta di essere accolto, contenuto e nutrito esattamente come lo era nell’utero materno; in tal senso, il massaggio infantile, consente di ridurre l’impatto che questo brusco cambiamento ha nei confronti del bambino e dei suoi genitori. Come si svolge il corso massaggio infantile? Il corso si sviluppa generalmente nell’arco di 3 incontri, di circa un’ora ciascuno. Durante le sedute, l’ostetrica coinvolge i genitori e il bambino in un percorso sensoriale volto a creare un maggior contatto tra il piccolo e i suoi genitori, aiutando questi ultimi a comprendere anche i segnali non verbali che manda il neonato. L’Ostetrica illustrerà ai genitori le tecniche del massaggio su una bambola e sarà poi il genitori stesso a effettuare il massaggio sul corpo del bambino. Oltre a seguire i genitori durante i primi massaggi, l’Ostetrica indicherà ai genitori l’importanza di questa esperienza e fornirà a mamme e papà tutte le indicazioni necessarie per continuare poi questa esperienza a casa. Preparazione al corso Per la preparazione al corso di massaggio infantile è necessario, per la mamma, indossare un abbigliamento comodo mentre per il bambino si consiglia di portare con sé un cambio pannolino. Si consiglia inoltre di portare olio di mandorle. Quando fare massaggio infantile? La risposta a questa domanda è quindi semplice: il massaggio infantile si può iniziare quando sei pronta tu! Non ci sono limiti di età per il massaggio infantile, anche se è consigliato eseguirlo soltanto dopo il primo mese di vita per consentire la completa cicatrizzazione del cordone ombelicale. Quando ti sentirai pronta ad uscire di casa con il tuo bambino e vorrai effettuare delle sedute di massaggio infantile, non esitare a contattare il Centro Medico Unisalus di Milano. Saremo a tua disposizione per seguirti passo passo in questa nuova esperienza.  Prenota Visita News PRENOTA ONLINE oppure Chiamaci 02 4801 3784 SCRIVICI PER INFORMAZIONI ORARIO CENTRO MEDICO Lunedì – Venerdì dalle 08:00 alle 20:00 Sabato dalle 09:00 alle 16:00

Massaggio Neonatale Leggi tutto »

elettrocardiogramma unisalus

Elettrocardiogramma: cos’è e come si svolge

Elettrocardiogramma: cos’è e come si svolge? Cardiologia Indice L’Elettrocardiogramma è un esame diagnostico che, attraverso l’utilizzo di un macchinario chiamato elettrocardiografo, studia il ritmo cardiaco e l’attività elettrica del cuore. Questo esame, indolore e non invasivo, permette al cardiologo di analizzare lo stato di salute del cuore e di identificare eventuali problematiche, come aritmie o infarti del miocardio, grazie alla lettura del tracciato cardiaco. Spesso viene richiesto anche come esame preventivo per lo svolgimento di attività sportive. Cos’è l’Elettrocardiogramma? L’elettrocardiogramma è un importante esame strumentale che permette di valutare lo stato di salute del cuore, attraverso lo studio del ritmo cardiaco e dell’attività elettrica. L’ECG permette di tenere sotto controllo lo stato del cuore e di verificare la presenza o l’andamento di patologie cardiache come: Aritmie Infarto del miocardio Anomalie di atrio o ventricolo Sofferenza coronarica L’esame si basa sull’utilizzo di un macchinario, l’elettrocardiografo, che registra l’attività cardiaca e la riproduce tramite un tracciato cardiaco cartaceo. Il tracciato cardiaco viene letto dal cardiologo in modo da capire in che stato è il cuore e se presenta anomalie. Tipologie di ECG È possibile individuare tre tipologie di elettrocardiogramma, e sono: ECG a riposo ECG dinamico secondo Holter ECG sotto sforzo L’ECG a riposo, generalmente considerato come esame standard, prevede che il paziente svolga l’esame mentre è sdraiato su un lettino. Durante l’ECG dinamico secondo Holter invece, noto anche come Holter cardiaco, si monitora l’attività cardiaca in un lasso di tempo che solitamente è di 24 ore. Quest’analisi continua si esegue grazie all’utilizzo di un registratore portatile ed è utilizzata principalmente per lo studio delle aritmie cardiache. Infine, l’ECG sotto sforzo prevede che il paziente svolga un’attività fisica durante l’esame, come camminare sul tapis roulant o pedalare su una cyclette, ed è utile nell’analisi di patologie cardiache latenti. A cosa serve l’Elettrocardiogramma? L’elettrocardiogramma permette al cardiologo di rilevare diverse patologie legate al cuore, e più in generale a monitorare il suo stato di salute. Principalmente, lo svolgimento di questo esame si dimostra utile nei seguenti casi: Valutare la presenza di aritmie cardiache Individuare un’ischemia o un infarto del miocardio Individuare coronaropatie o malattie delle coronarie Verificare la presenza di alterazioni strutturali delle cavità cardiache (cardiomiopatia dilatativa, cardiomiopatia ipertrofica, Ipertrofia ventricolare sinistra, cuore ingrossato) Monitorare gli esiti di un precedente attacco di cuore. Individuare la presenza di alterazioni della conduzione elettrica (sindrome del QT lungo, blocchi di branca) Quando fare l’ECG? Il medico può prescrivere l’elettrocardiogramma al cuore qualora si presentino alcuni sintomi, quali: Dolore al petto Tachicardia ovvero battito del cuore accellerato Difficoltà respiratorie (affanno o respiro corto) Vertigini e sensazione di stordimento Sensazione di spossatezza non giustificata Inoltre, l’elettrocardiogramma può essere richiesto come esame di controllo per ottenere l’abilitazione a praticare attività fisiche e sportive. Come si svolge l’ECG? Il medico fa spogliare parzialmente il paziente, in modo da liberare il torace e le caviglie. In seguito, degli elettrodi adesivi sono posizionati su petto, polsi e caviglie; questi elettrodi sono collegati attraverso dei fili elettrici all’elettrocardiografo. L’esame comincia quando viene attivato l’elettrocardiografo, e, in base alla tipologia di ECG, questo può essere svolto con il paziente disteso sul lettino o mentre pratica attività fisica (tapis roulant, cyclette). Durante lo svolgimento dell’esame, gli elettrodi rilevano l’attività elettrica del cuore producendo i risultati sotto forma di un tracciato grafico cartaceo. L’esame dura generalmente 5-10 minuti, a meno che non si tratti di Holter cardiaco, che dura invece 24 ore. Al termine dell’esame il medico rimuove gli elettrodi e stampa il tracciato, in modo che possa essere valutato da un cardiologo. Controindicazioni e rischi Elettrocardiogramma Generalmente questo metodo diagnostico si presenta come sicuro e non invasivo; l’unica problematica, di lieve entità, potrebbe essere legata ad un lieve arrossamento della cute nella zona in cui sono stati applicati gli elettrodi. Per questo motivo, prima di svolgere l’esame è consigliabile consultare il proprio medico, in modo da escludere qualsiasi complicazione. Norme di preparazione Per questa tipologia di esame non sono previste specifiche norme di preparazione. Tuttavia, è importante segnalare al medico la presenza di patologie o eventuali farmaci che si stanno assumendo. Se hai bisogno di un check-up completo, non esitare a contattarci! Prenota ECG News PRENOTA ONLINE oppure Chiamaci 02 4801 3784 SCRIVICI PER INFORMAZIONI ORARIO CENTRO MEDICO Lunedì – Venerdì dalle 08:00 alle 20:00 Sabato dalle 09:00 alle 16:00

Elettrocardiogramma: cos’è e come si svolge Leggi tutto »

logopedia unisalus

Logopedista chi è e di cosa si occupa?

Chi è il Logopedista e di cosa si occupa? Chi è il logopedista Il logopedista è il professionista sanitario che si occupa della valutazione e della riabilitazione dei disturbi della comunicazione e della deglutizione in età adulta e pediatrica. Non si tratta dunque di un medico ma di un terapista che si dedica all’abilitazione delle funzioni non ancora comparse o non pienamente sviluppate (ad es. il linguaggio nei bambini), o alla riabilitazione delle funzioni compromesse in seguito ad un evento acuto o a una patologia degenerativa, ad esempio il recupero del il linguaggio dopo un evento ischemico. Con buona approssimazione possiamo pensare al logopedista come a un fisioterapista della parola; un professionista che attraverso gli opportuni esercizi aiuti il paziente ad acquisire o a recuperare la migliore autonomia comunicativa e deglutitoria possibile. Di cosa si occupa il logopedista? Il campo in cui il logopedista dispiega la sua attività è assai vasto e diversificato. Senza pretendere di essere esaustivi, in ambito pediatrico possiamo distinguere i disturbi del linguaggio e i disturbi dell’apprendimento. Mentre i primi vengono in genere diagnosticati in età prescolare e possono consistere in una scarsa intellegibilità del linguaggio parlato dal bambino, causati dall’incapacità di articolare alcuni suoni o in una “povertà” del linguaggio medesimo causata dalla conoscenza di poche parole, i disturbi dell’apprendimento si evidenziano nei primi anni della scuola elementare e consistono nella difficoltà di acquisire le abilità strumentali della lettura, della scrittura e del calcolo. Per quanto riguarda l’età adulta è opportuno distinguere i disturbi della voce, da quelli del linguaggio e della deglutizione. I primi costituiscono una famiglia assai variegata, si va infatti dalle disfonie funzionali, ovvero quelle causate da un cattivo uso della voce tipiche degli insegnanti, a quelle organiche provocate da una lesione acquisita o congenita (noduli o polipi). Si annoverano inoltre le disfonie neurologiche, tra cui le alterazioni della voce presenti nel morbo di Parkinson o nella sclerosi multipla e a quelle chirurgiche (le alterazioni della voce susseguenti a un intervento di asportazione totale o parziale della laringe). Per quanto riguarda i disturbi del linguaggio l’intervento del logopedista risulta di fondamentale importanza soprattutto nei casi di eventi vascolari acuti localizzati nell’emisfero sinistro del cervello con conseguente compromissione delle capacità comunicative del paziente. Infine, per quanto riguarda i disturbi della deglutizione, essi possono insorgere sia a causa di eventi vascolari acuti (ictus), che a causa di malattie neurodegenerative o oncologiche. In questi casi, il compito del logopedista consiste anzitutto nel consentire al paziente di nutrirsi in sicurezza, valutando quali consistenze di cibi scegliere e quali evitare, per poi aiutarlo, laddove possibile a riacquisire la migliore funzionalità deglutitoria possibile. Si tratta, come si può vedere, di campi estremamente ampi e differenti che richiedono competenze approfondite e specializzate. Ciò comporta che ogni logopedista finisca per specializzarsi in un settore piuttosto che in un altro, grazie a corsi di formazione e percorsi accademici di specializzazione e, soprattutto, in virtù dell’esperienza lavorativa. Quando andare dal logopedista In genere, il paziente viene inviato dal logopedista per un percorso riabilitativo dal medico competente. Per quanto riguarda l’età evolutiva un’importante funzione sentinella è esercitata dal pediatra, che grazie al suo contatto costante col bambino è in grado di verificare se le funzioni linguistiche si sviluppano secondo la tempistica corretta. Per quanto riguarda l’età adulta, gli specialisti con i quali il logopedista interagisce maggiormente sono l’otorino, per ciò che concerne i disturbi della voce e della deglutizione e il neurologo, per quanto riguarda disturbi del linguaggio, della voce e della deglutizione.      Hai letto l’articolo e vorresti prenotare un incontro con il logopedista? Prenota tramite il pulsante qui sotto oppure chiama il n.0248013784. Puoi contattarci anche tramite la sezione contatti del nostro sito. Prenota la tua visita

Logopedista chi è e di cosa si occupa? Leggi tutto »

stitichezza unisalus

Stitichezza

Cosa fare quando si ha stitichezza? Salute Indice Sai quali sono i sintomi della stitichezza? Lo sapevi che questa (è) può essere correlata anche alla Disbiosi Intestinale? La stitichezza consiste nell’incapacità di espellere le feci e si presenta con difficoltà nell’evacuazione intestinale e gonfiore addominale. (E’ inoltre) quando è correlata alla Disbiosi Intestinale ma, come vedremo nell’articolo, un test può aiutare nell’elaborazione di una diagnosi. Cos’è la stitichezza? La Stitichezza, o Stipsi, è un disturbo (gastro)intestinale caratterizzato da una scarsa e(d) insufficiente evacuazione intestinale, con conseguente sensazione di incompleto svuotamento intestinale. (Non si tratta di una patologia, bensì di un sintomo.) Si tratta di una problematica molto frequente, che colpisce fino al 15% della popolazione, con una maggiore prevalenza delle persone di sesso femminile. La Costipazione può interessare persone di qualsiasi fascia d’età, anche se generalmente colpisce individui con più di 65 anni d’età. Può interessare in minor misura i bambini. Esistono fondamentalmente due differenti tipologie di stitichezza: la stipsi acuta, definita anche transitoria, si caratterizza per una durata della sintomatologia breve, di pochi giorni. Può essere dovuta ad improvvisi cambiamenti nello stile di vita, come viaggi o nuove abitudini alimentari, e generalmente si risolve senza particolari problematiche. La Stipsi cronica, al contrario, è una patologia che (può protrarsi anche) si protrae nel tempo ed è determinata dalla presenza di disfunzioni motorie intestinali e/o anorettali. In caso di Stipsi cronica, è importante rivolgersi al medico (specialmente se la sintomatologia si protrae nel tempo). Cause della Stitichezza Le cause di Stipsi possono essere molteplici. In caso di stipsi acuta le cause potrebbero essere correlate a: recenti interventi chirurgici cambi di luogo e abitudini alimentari, a causa per esempio di viaggi o trasferte di lavoro gravidanze periodi di forte stress In questo caso potrebbe essere sufficiente far “ambientare” il nostro corpo alla nuova situazione affinché la sintomatologia regredisca da sola. Anche nel caso di Stipsi cronica si possono annoverare molteplici cause (della stipsi), fra le quali: disfunzioni motorie e/o intestinali patologie gastrointestinali come diverticolite e colon irritabile, altre patologie come morbo di Parkinson, diabete e pregressi ictus Abuso di (lassativi) farmaci come: antidepressivi, antiacidi, antidolorifici Fattori di rischio Stipsi Tra i fattori di rischio della Stipsi troviamo: Dieta povera di fibre Sedentarietà e ridotta attività fisica Assunzione di farmaci Disidratazione o ridotta assunzione di liquidi intolleranze alimentari, come per esempio l’intolleranza al lattosio Stitichezza sintomi I sintomi della stitichezza più frequenti sono: Ridotta frequenza nell’evacuazione (meno di 3 evacuazioni alla settimana) presenza di feci dure sensazione di evacuazione incompleta sensazione di gonfiore addominale meteorismo dolori e crampi allo stomaco Talvolta a questi sintomi possono essere associati anche nausea, (iperacidità gastrica) reflusso gastro-esofageo e apatia. Stitichezza e Disbiosi Stitichezza e Disbiosi Intestinale sono problematiche strettamente correlate tra loro. (Oltre infatti a(d) essere la) La Stipsi è uno (dei) tra i sintomi (caratterizzanti la) presenti nella Disbiosi Intestinale (, queste due patologie sono correlate dalla stessa sintomatologia e, in alcuni casi, dagli stessi fattori di rischio.) e spesso le due patologie hanno cause comuni. Sia in presenza di stitichezza che in presenza di Disbiosi vengono infatti riferiti sintomi di tipo gastrointestinale quali gonfiore e sensazione di pesantezza. In entrambi i casi, potrebbe essere fondamentale conoscere la composizione del Microbiota Intestinale, al fine di individuare la miglior terapia. Questo esame, pur non avendo un fine diagnostico, è in grado infatti di valutare la salute del microbiota intestinale, fornendo informazioni dettagliate sulla composizione dei batteri presenti nell’intestino. Si tratta di un esame semplice, di facile esecuzione, che permette allo specialista di conoscere in modo approfondito la composizione dell’ecosistema intestinale. Se vuoi scoprire di più sul test del Microbiota Intestinale, ti invitiamo a leggere il nostro articolo “Test Microbiota Intestinale” a questo link. Diagnosi La diagnosi di Stipsi viene effettuata dal medico sulla base dell’anamnesi del paziente e dei sintomi descritti. Il medico, in sede di visita, valuterà i sintomi attraverso un esame obiettivo e raccoglierà informazioni circa lo stile di vita, le abitudini alimentari e la dieta del paziente. Valuterà inoltre la presenza di problemi correlati a depressione o periodi di stress, che potrebbero essere correlate a questa sintomatologia. Lo specialista potrà inoltre consigliare l’effettuazione di alcuni esami diagnostici al fine di ottenere un miglior quadro d’insieme della sintomatologia. Trattamenti Sulla base della sintomatologia e dei risultati degli esami eseguiti, lo specialista gastroenterologo potrà prescrivere la terapia più appropriata. Lo specialista potrebbe inoltre consigliare inoltre al paziente di sottoporsi ad una visita con uno specialista dell’alimentazione, in maniera tale che questi possa illustrare al paziente la dieta più opportuna sulla base delle sue condizioni. Prevenzione della Stipsi Vi sono numerose attività che possono aiutare a prevenire la Stipsi. Tra queste troviamo: praticare un esercizio fisico regolare, anche semplicemente effettuando una breve camminata Idratarsi adeguatamente Seguire una dieta con un adeguato apporto di fibre e povera di grassi e zuccheri non reprimere o ignorare lo stimolo alla defecazione Hai letto l’articolo e vorresti prenotare una Visita Gastroenterologica? Prenota tramite il pulsante qui sotto oppure chiama il n.0248013784. Puoi contattarci anche tramite la sezione contatti del nostro sito. Prenota Visita Gastroenterologica News PRENOTA ONLINE oppure Chiamaci 02 4801 3784 SCRIVICI PER INFORMAZIONI ORARIO CENTRO MEDICO Lunedì – Venerdì dalle 08:00 alle 20:00 Sabato dalle 09:00 alle 16:00

Stitichezza Leggi tutto »

gonartrosi

Gonartrosi: cos’è e come trattarla

Gonartrosi: cos’è e come trattarla PRENOTA ONLINE oppure Chiamaci 02 4801 3784 SCRIVICI PER INFORMAZIONI Salute In questo Articolo Parliamo di: La Gonartrosi, o artrosi del ginocchio, è una patologia articolare cronica che provoca il deterioramento della cartilagine articolare del ginocchio. Questa cartilagine svolge infatti un’importante funzione di ammortizzazione e protezione delle ossa del ginocchio. Quando la cartilagine si degrada, le ossa vengono esposte all’usura e possono causare dolore, rigidità e limitazioni nei movimenti. La Gonartrosi può essere monolaterale, quando interessa uno solo delle ginocchia, o bilaterale se interessa entrambe le ginocchia. Chi colpisce? La Gonartrosi è una patologia che colpisce soprattutto le persone anziane, specialmente dopo i 60 anni d’età. L’incidenza risulta infatti essere pari a 20-30% negli individui dai 60 a 70 anni, aumentando fino al 50% per le persone oltre gli 80 anni. Per i 2/3 dei casi questa interessa entrambe le ginocchia. Può colpire però anche pazienti più giovani o atleti, che potrebbero svilupparla a causa di traumi ripetuti al ginocchio. Cause della Gonartrosi In generale, la Gonartrosi è causata da una combinazione di fattori casuali. E’ infatti abbastanza raro che questa dipenda da una sola causa. Possono essere molteplici le cause che comportano lo svilupparsi della Gonartrosi. Tra di queste si annoverano: Età avanzata Sovrappeso e/o obesità Anamnesi pregressa riguardante infortuni alle ginocchia Associazione con altre forme d’artrite, per esempio artrite reumatoide Presenza di malattie metaboliche Sintomi Gonartrosi I sintomi della Gonartrosi includono: Dolore al ginocchio, sensazione dolorosa che aumenta quando ci si muove o si esegue attività fisica Rigidità articolare, presente soprattutto al mattino Gonfiore Fatica durante le attività quotidiane Arrossamento e sensazione di calore in corrispondenza di una o entrambe le ginocchia In alcuni casi, può anche causare instabilità del ginocchio e scricchiolii durante il movimento. Diagnosi La diagnosi di Gonartrosi viene effettuata dallo specialista Ortopedico a seguito di una visita in cui, oltre a visitare il paziente, lo specialista effettuerà un’attenta raccolta anamnestica. Il Medico potrà inoltre indirizzare il paziente da altri specialisti, quali per esempio gli specialisti in Terapia del Dolore, al fine di permettere il miglior trattamento della patologia. Trattamento della Gonartrosi Ci sono molte opzioni per il trattamento della Gonartrosi. In genere, il trattamento inizia con misure conservative, come il riposo, l’uso di anti-infiammatori e l’applicazione di ghiaccio. La fisioterapia può anche essere utile per migliorare la forza muscolare e la flessibilità del ginocchio. Questo trattamento risulta essere particolarmente efficace se la malattia viene prontamente diagnosticata. Una proposta di cura per la Gonartrosi può venire effettuata utilizzando un protocollo in tre fasi: Pulizia, effettuata tramite l’Ozonoterapia Lubrificazione, tramite acido ialuronico Rigenerazione tramite metodica PRP Questo trattamento, eseguito da specialisti di Terapia del Dolore, sfrutta i principi dell‘Ozonoterapia, terapia medica priva di effetti collaterali, a quella dell’acido ialuronico permettendo un efficace trattamento della patologia. Prevenzione della Gonartrosi Ci sono anche alcune misure preventive che possono aiutare a prevenire la Gonartrosi. Tra di queste vi sono: Mantenere un peso sano, praticando regolare movimento Evitare lesioni al ginocchio Fare esercizio regolarmente per mantenere i muscoli forti Svolgere gli esercizi forniti dal Fisioterapista, attenendosi alle sue indicazioni In sintesi, la Gonartrosi è una patologia articolare cronica che colpisce il ginocchio e può causare dolore e limitazioni nei movimenti. Ci sono molte opzioni di trattamento disponibili, da misure conservative a interventi chirurgici, ma ci sono anche alcune misure preventive che possono aiutare a mantenere il benessere articolare. Soffri o pensi di soffrire di Gonartrosi? Vuoi effettuare una visita con i Medici Esperti del Centro Medico Unisalus Prenota Visita NEWS PRENOTA ONLINE oppure Chiamaci 02 4801 3784 SCRIVICI PER INFORMAZIONI Salute ORARIO CENTRO MEDICO Lunedì – Venerdì dalle 08:00 alle 20:00 Sabato dalle 09:00 alle 16:00

Gonartrosi: cos’è e come trattarla Leggi tutto »